C. Pedace “Una riflessione da geriatra”
C. Pedace “Una riflessione da geriatra”

[di Claudio Pedace, Membro Associato CIRPS – Sezione Salute e Sostenibilità] Secondo il costume attuale, si sono sprecati in questi ultimi mesi termini roboanti, con parole come “tragedia”, “eroismo”, “epocale” e soprattutto l’affermazione, piuttosto ovvia, che “nulla sarà mai più come prima”. Eppure la globalizzazione (che con la pandemia ed i suoi effetti ha uno stretto rapporto) nella sua accezione più brutale, (negazione di uguaglianza, libertà, giustizia sociale) è già sopravvissuta all’11 settembre, alla crisi del 2008-2011 e verosimilmente sopravviverà anche a questa crisi.

Da trent’anni per ragioni professionali osservo un aspetto che si è rivelato particolarmente critico in questo periodo: la condizione degli anziani nel nostro paese (e non solo). Non avendo le competenze per parlare di massimi sistemi economici e sociali proverò a valutare alcuni aspetti di questo problema.

Di che cosa si è accorta l’opinione pubblica, liberata dalla grave miopia degli ultimi 40 anni?

  1. Che gli anziani sono fragili
  2. Che sono tanti: quasi 1 su 4 in Italia ha più di 65 anni
  3. Che rappresentano una risorsa economica ed un drammatico costo sociale (si può dire cinicamente che vorremmo poter separare la loro pensione, dai costi della loro non autosufficienza)
  4. Che stavamo meglio quando non sapevamo (?!) di averne rinchiusi un numero non ben definito (da un minimo di 350.000 ad un massimo che non sappiamo) in istituti di cui sappiamo poco e che sono del tutto avulsi dalla rete assistenziale e sanitaria pubblica, oltre che spesso non adeguatamente controllati
  5. Che anche in questo c’è una differenza abissale nord-sud: la percentuale di istituzionalizzazione degli over 75 (molto più alta al nord)
  6. Che va esaurendosi il vantaggioso compromesso socio-economico fra immigrazione e invecchiamento della popolazione, che ci ha permesso negli ultimi 25 anni di utilizzare l’immigrazione per assistere gli anziani non autosufficienti, scaricando una parte significativa del costo dell’assistenza sui singoli usufruttuari di badante, salvando dal fallimento il nostro zoppicante welfare
  7. Che è crollato anche il mito dell’invecchiamento senza limiti: il benessere ha creato le basi della riduzione della vita media (negli USA circa il 30 % dei morti per COVID non era tanto vecchia, ma in compenso era obesa!).

Al di là della fastidiosa retorica sugli anziani come “memoria” come “nonni salvadanaio”, ecc. l’altro aspetto messo in luce da questa crisi è l’ipotesi della casa “ibernante”, luogo in cui conservare i “vecchi” (ma quali ? Da che età?) per preservarne la salute (o la ricca pensione?) e neutralizzarne la pericolosa e persistente invadenza politica.

Quindi il COVID ha aperto il sipario sull’avvenuta morte del sistema di welfare, che, peraltro, in alcuni casi (vedi le regioni commissariate) non era neanche nato. Non mi soffermerò sul paradosso epidemiologico che si è avuto nel nostro paese, ma deve far riflettere che il vero disastro si è verificato nell’area delle “eccellenze” sanitarie (altro termine insopportabile, perché ingannevole), forse perché un’eccellenza tecnica e tecnologica può servire a fare in una sola regione (la Lombardia) tante angioplastiche coronariche quante se ne fanno in tutta la Francia, ma non a proteggere una popolazione da un’epidemia. A volte la realtà è ironica oltre che paradossale: in un paese che solo lo scorso novembre aveva dovuto varare “un piano straordinario per la Calabria” dove la rete sanitaria pubblica ospedaliera era definitivamente collassata, abbiamo dovuto investire enormi risorse per salvare la regione più ricca ed industrializzata, con la rete ospedaliera più efficiente.

E il futuro?

La riflessione iniziale sul tema anziani può essere uno degli elementi base per riproporre un nuovo sistema, che mette il welfare al primo posto. Negli ultimi vent’anni, a livello mondiale, si sta cercando di proporre una strategia assistenziale che tenga principalmente conto della cosiddetta “Pandemia delle malattie non trasmissibili”, cioè le patologie croniche (che colpiscono il 70 % della popolazione generale a livello mondiale!). Ecco l’ ultimo paradosso: l’attuale pandemia “tradizionale”, non ha superato questa strategia, ma la rende ancora più urgente, se è vero, come è vero, che ad ammalarsi nel modo più grave sono stati proprio i soggetti resi fragili dalle patologie croniche. Ma non dimentichiamo che la strategia è socio-sanitaria, perché (ed è l’ennesimo paradosso) le patologie croniche sono prevalente appannaggio delle aree più povere della popolazione, sia che si parli di Italia che di mondo, e quindi che la lotta alle vecchie e nuove povertà è parte essenziale di un nuovo sistema preventivo.

 

25 maggio 2020